Pasta fatta in casa Pasta corta Maccheroni al ferro
Maccheroni al ferro PDF Stampa E-mail
Scritto da Teresa/Gennarino   
Lunedì 28 Febbraio 2011 08:34
Una preparazione diffusa in tutto il meridione, anche se con nomi diversi. Fusilli, per esempio, in Campania. Preparati però, in questo caso, con un ferro particolare, a sezione quadrata. Busiate, invece, in Sicilia.
Per questi "maccarruna" e' indispensabile la farina di grano duro: un etto almeno a testa. Poi serve acqua tiepida, in peso pari a circa il 60 per cento di quello della farina.. Le lavoro insieme accarezzando l'impasto a lungo, fino a quando la granulosità iniziale non si arrende trasformandosi in un ammasso morbido e malleabile.
A questo punto lascio riposare mezz'ora al coperto, sotto una campana di vetro. Poi, un pezzetto per volta, la stendo in lunghi "bigoli" spessi più o meno 4/5 millimetri, che taglio in pezzi lunghi una decina di centimetri. A questo punto prendo un comunissimo ferro da calza (n.3/3,5, perfettamente pulito e leggermente infarinato, e ­ uno per uno ­ lavoro i "maccarruna".
E' una di quelle cose piu' facile a farsi che da spiegarsi. Comunque, ci provo.
Prendo il ferro con le due mani (una per estremità), lo schiaccio sul pezzo di pasta disteso sul tagliere e spingo fino a quando non sento che e' ben penetrato. Poi, col palmo della mano, continuando a fare una leggera pressione, imprimo a ferro e pasta un movimento rotatorio che serve a fare in modo che, alla fine, il ferro sia circondato dalla pasta.
Il "maccarruna" e' pronto: devo solo sfilarlo con delicatezza, in modo da non romperlo, e lasciarlo asciugare sul tagliere.
Questi sono conditi con pomodoro ed olio crudo.

Una preparazione diffusa in tutto il meridione, anche se con nomi diversi. Fusilli, per esempio, in Campania. Preparati però, in questo caso, con un ferro particolare, a sezione quadrata. Busiate, invece, in Sicilia.

 

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Per questi "maccarruna" e' indispensabile la farina di grano duro: un etto almeno a testa. Poi serve acqua tiepida, in peso pari a circa il 60 per cento di quello della farina.. Le lavoro insieme accarezzando l'impasto a lungo, fino a quando la granulosità iniziale non si arrende trasformandosi in un ammasso morbido e malleabile.
A questo punto lascio riposare mezz'ora al coperto, sotto una campana di vetro. Poi, un pezzetto per volta, la stendo in lunghi "bigoli" spessi più o meno 4/5 millimetri, che taglio in pezzi lunghi una decina di centimetri. A questo punto prendo un comunissimo ferro da calza (n.3/3,5, perfettamente pulito e leggermente infarinato, e ­ uno per uno ­ lavoro i "maccarruna".
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E' una di quelle cose piu' facile a farsi che da spiegarsi. Comunque, ci provo. Prendo il ferro con le due mani (una per estremità), lo schiaccio sul pezzo di pasta disteso sul tagliere e spingo fino a quando non sento che e' ben penetrato. Poi, col palmo della mano, continuando a fare una leggera pressione, imprimo a ferro e pasta un movimento rotatorio che serve a fare in modo che, alla fine, il ferro sia circondato dalla pasta.
Il "maccarruna" e' pronto: devo solo sfilarlo con delicatezza, in modo da non romperlo, e lasciarlo leggermente asciugare sul tagliere. 
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Un video, per capire meglio come prepararli.

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Ultimo aggiornamento Lunedì 14 Marzo 2011 11:38
 

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